Benessere animale, responsabilità e nuove sfide normative nel settore equestre. Intervista ad Andrea Scianaro

Fino a pochi anni fa il benessere del cavallo era percepito come una questione etica e, al più, sportiva. Oggi è diventato un tema pienamente giuridico, con norme più severe, controlli più frequenti e un’opinione pubblica pronta a giudicare in tempo reale ciò che accade in campo e in scuderia. Un cambiamento che tocca da vicino agonismo, addestramento e gestione quotidiana degli animali. Ne parliamo con l’avvocato Andrea Scianaro.

Come si è evoluta la normativa sul benessere del cavallo negli ultimi anni?

Siamo davanti a un vero cambio di paradigma, e non è un’esagerazione. Il primo passo è stato la riforma dell’articolo 9 della Costituzione, che ha portato la tutela degli animali a rango di valore costituzionale. Da lì è disceso il resto.

Il passaggio più concreto è la legge del 2025 sui reati contro gli animali, la cosiddetta legge Brambilla, entrata in vigore il primo luglio di quell’anno. Ha riscritto in modo organico il titolo del Codice penale dedicato a questi reati, e ha cambiato la prospettiva alla radice: prima si tutelava il sentimento dell’uomo verso gli animali, adesso si tutela direttamente l’animale, riconosciuto come essere senziente. Non è una sfumatura da giuristi: significa che la sofferenza inflitta a un cavallo è un fatto rilevante in sé, non perché urta la sensibilità di qualcuno.

A questo si aggiunge la spinta che arriva dal mondo sportivo internazionale, dove le federazioni hanno irrigidito i codici di condotta sul benessere e introdotto la logica della cosiddetta licenza sociale a operare: l’idea, molto concreta, che lo sport equestre possa continuare a esistere solo finché l’opinione pubblica si fida di come vengono trattati i cavalli. È una direzione ormai tracciata, e non tornerà indietro.

Quali responsabilità possono derivare da una gestione non adeguata dell’animale?

Le responsabilità si muovono su più piani contemporaneamente, ed è bene averlo chiaro.

Sul piano penale, la gestione inadeguata può integrare il maltrattamento, che colpisce anche chi sottopone l’animale a fatiche o lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, oppure lo detiene in condizioni incompatibili con la sua natura. Con la riforma le pene si sono alzate, le multe sono diventate obbligatoriamente congiunte alla reclusione, e sono comparse aggravanti che pesano molto: penso a chi diffonde online le immagini o commette il fatto in presenza di minori.

C’è poi una novità che nel nostro settore viene sottovalutata: la responsabilità degli enti. La normativa ha esteso alle società e alle associazioni la possibile responsabilità amministrativa per i reati contro gli animali. Tradotto per un circolo strutturato: non risponde solo la singola persona che sbaglia, può rispondere l’ente stesso, con sanzioni proprie. Accanto a tutto questo restano il piano civile, con il risarcimento e la responsabilità contrattuale verso il proprietario che ha affidato il cavallo, quello amministrativo, con sequestri, confische e sospensione delle autorizzazioni, e quello disciplinare sportivo.

In che modo i controlli sul welfare equino influenzano l’attività di circoli ippici e professionisti?

I controlli oggi arrivano da più direzioni. Ci sono i servizi veterinari delle ASL, i reparti specializzati delle forze dell’ordine, le guardie zoofile, e in ambito agonistico gli steward federali, che in gara verificano finimenti, imboccature, eventuali tracce di sangue, l’uso corretto degli aiuti e i metodi di lavoro del cavallo. Il perimetro di ciò che viene osservato si è allargato parecchio.

Per un circolo o un professionista questo significa una cosa sola: la conformità non è più un optional. Requisiti strutturali adeguati, registri in ordine, documentazione veterinaria tracciabile, protocolli di gestione del benessere, personale formato. E per le realtà organizzate in forma societaria o associativa, la logica dei modelli organizzativi diventa un tema serio, perché è anche su quelli che si misura la diligenza dell’ente.

Quali sono le conseguenze legali nei casi di maltrattamento o negligenza?

Sul versante legale abbiamo già detto: sanzioni penali che nei casi più gravi arrivano a diversi anni di reclusione e a multe pesanti, misure come sequestro e confisca dell’animale, possibile sospensione o revoca delle autorizzazioni, sanzioni sportive fino alla radiazione, e la responsabilità dell’ente. Un ventaglio ampio, che raramente si presenta isolato.

Ma è sul versante reputazionale che si gioca la partita più insidiosa, e spesso la più rapida. Un video di pochi secondi, oggi, può fare più danni di una sentenza, e in tempi incomparabilmente più brevi. Non a caso il legislatore ha previsto un aggravamento della pena proprio quando le immagini vengono diffuse in rete. La cosiddetta licenza sociale funziona così: il pubblico può revocarla molto prima che lo faccia un giudice, e una volta persa è difficilissima da recuperare. Per un professionista o un circolo, la reputazione costruita in vent’anni può crollare in un pomeriggio. È una ragione in più per pretendere standard alti, sempre, e non solo il giorno del controllo.

Giuseppe Fanelli
Giuseppe Fanelli

Ricercatore informatico al Politecnico di Bari, trasformo algoritmi complessi in soluzioni tangibili. Specializzato in intelligenza artificiale, affronto le sfide computazionali con approccio pragmatico e visione interdisciplinare. La mia expertise, temprata in hackathon competitivi, si concretizza nello sviluppo di interfacce uomo-macchina che semplificano problematiche quotidiane. Collezionista di tecnologia emergente e appassionato di narrativa speculativa, integro costantemente prospettive alternative nel mio processo creativo. Non concepisco il codice come semplice strumento tecnico, ma come linguaggio evolutivo capace di costruire connessioni significative tra necessità umane e potenzialità digitali.

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